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BATTIPAGLIA Vincono la battaglia al Tar,ma a distanza di un mese e mezzo….

Gianluca Sollazzo BATTIPAGLIA. Vincono la battaglia al Tar con un ricorso contro il taglio alle ore di sostegno dei loro figli ma a distanza di un mese e mezzo non hanno ancora ottenuto il rispetto dei loro diritti, riconosciuti dai giudici. Accade a due famiglie di altrettanti bambini disabili iscritti alla scuola media “Marconi” di Battipaglia che hanno deciso di ricorrere alla giustizia per migliorare le condizioni di studio e insegnamento per i loro figli. Una decisione combattuta che è costata alle due famiglie battipagliesi mesi di battaglie, lungaggini burocratiche, senza dimenticare le ingenti spese legali che di questi tempi pesano e non poco sul budget familiare. Un calvario iniziato lo scorso mese di ottobre, a meno di un mese dall’avvio dell’anno scolastico, quando ad attendere il ritorno in classe dei loro ragazzi c’era una brutta sorpresa: il taglio dell’insegnamento di sostegno da 18 a 9 ore. Per i genitori battipagliesi una batosta e un’offesa grave ai diritti dei due studenti, affetti entrambi da una diagnosi funzionale grave. «Ci siamo trovati in una condizione di impotenza nell’aiutare i nostri figli a vivere la scuola come tutti gli altri, per questo ci siamo affidati alla giustizia», il pensiero dei genitori. I loro figli, di 12 e 13 anni, sono iscritti alla media Marconi e dopo aver atteso per più di tre mesi l’esito del ricorso dei genitori davanti ai giudici del Tar di Salerno, hanno ottenuto il riconoscimento del loro diritto di istruzione con l’aumento delle ore di sostegno. Con sentenza numero 1708, il 3 dicembre scorso, le due famiglie battipagliesi hanno vinto la loro battaglia ma dell’adeguamento della scuola alle disposizioni del Tar non c’è ancora traccia. Sconfortati nell’animo, le due famiglie stanno continuando a vivere un calvario senza fine. «Andare a scuola può aiutarli a superare la loro disabilità, ma senza ore adeguate di insegnamento che fine faranno?», l’assillo che in queste ore sta attanagliando le due famiglie battipagliesi, pronte ad andare avanti. Si rivolgono all’amministrazione scolastica provinciale, al dirigente Nicola Acocella, per trovare una rapida risoluzione della vicenda. «Portiamo avanti la battaglia per far valere il diritto all’integrazione scolastica dei nostri figli diversamente abili – dichiara Angelo Di Tore, uno dei genitori – pretendiamo che sia dato effetto alla sentenza dei giudici del Tar dello scorso 3 dicembre». «Non è ammissibile che i nostri figli siano trattati da studenti di serie B», affermano le famiglie, pronte a lanciare un ultimatum all’Ufficio Scolastico provinciale di via Monticelli. «Siamo pronti ad andare in sede di giustizia civile, è un caso che non può essere tollerato quando si parla di disabili gravi», rimarcano i genitori, affiancati nelle ultime ore dall’Adi, Associazioni Diversabili Insieme di Battipaglia, e dal comitato insegnanti precari di Salerno che scendono in campo con un grido di protesta. «È un grave caso di mancata integrazione scolastica – sostengono i prof- segno evidente di quanto il sistema formativo sia in ginocchio». © RIPRODUZIONE RISERVATA

La solidarietà Cobas e prof dalla parte dei più deboli

Il caso delle due famiglie di studenti disabili battipagliesi che hanno deciso di lanciare l’allarme per la difesa dell’integrazione scolastica dei figli innesca un circuito di solidarietà in seno al mondo dei docenti precari della provincia di Salerno. Ieri anche il Comitato dei docenti precari e i Cobas Scuola sono scesi in campo. «Siamo di fronte a un caso di illegalità, quello che si è consumato a Battipaglia è davvero grave, ora non si rispettano neanche le sentenze dei giudici», dichiara Alessandro D’Auria, guida dei prof precari salernitani che chiederà un incontro con il dirigente dell’Usp Acocella.

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