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La manovra penalizza i disabili. Controlli speciali per verificare l’handicap

Il fatto quotidiano del 01-07-2011

La manovra penalizza i disabili. Controlli speciali per verificare l’handicap

Esplode lo scandalo delle ispezioni ministeriali previste dalla finanziaria. Tremonti e la Gelmini vogliono scovare i falsi disabili che si fanno dare sostegno a scuola. Ma casi del genere non se ne sono mai verificati. Lo denuncia Bechis su Libero

ROMA. La manovra “da pazzi” di Giulio Tremonti “insulta i disabili e le loro famiglie”. Oggi sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, è Franco Bechis ad attaccare la finanziaria che, se approvata, prevede tra l’altro anche “l’invio di agenti speciali del governo (in questo caso dirigenti Inps) nelle commissioni mediche che devono certificare l’esistenza di un handicap dei bambini per dare loro diritto a un insegnante di sostegno”. Che in passato, peraltro già decurtati in organico. E’ tutto scritto nel comma 6 del capitolo sulla razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica.

Un vero e proprio accanimento nel sospetto che siamo proprio i disabili a truffare lo Stato. Contro il passaggio della manovra non è insorto nemmeno il ministero dell’Istruzione che, già con la riforma, aveva deciso di colpire la parte più vulnerabile tagliando gli insegnanti di sostegno e per questo è stata condannata due volte per discriminazione. Mariastella Gelmini, leggiamo su Libero, “con un ardore che sarebbe stato degno di migliore causa” ha infatti commentato così la formulazione del comma: “In passato si sono definite disabilità in maniera disinvolta e non corretta”. Che cosa significa? Semplice, scrive Bechis: “Tremonti e la Gelmini hanno identificato i bambini con handicap gravi e le loro famiglie a dei falsi invalidi da prendere a pedate nel sedere”. E sfida i ministri di questo governo, che non sa se “sanno quello che fanno e magari anche quello che dicono”: “Vorrei che loro mi citassero non decine – scrive -, ma un solo caso di una famiglia che abbia fregato lo stato sull’handicap del proprio figlio non per avere un’indennità o chissà quale altro finanziamento, ma semplicemente per avere diritto a un insegnante di sostegno a scuola”.

La situazione, a prescindere dall’approvazione dei controlli, è drammatica anche secondo Toni Nocchetti, presidente dell’associazione Tutti a scuola. “La manovra di Tremonti lascia intendere tra le righe che si tratta del più grande taglio della storia degli insegnanti di sostegno”, afferma. Infatti, prosegue, “su 90mila insegnanti di sostegno ne mancano 57mila perché il nostro fabbisogno nazionale è di 147mila”. E aggiunge: “A fronte di questo ci troviamo dinanzi a un taglio di oltre 33mila di loro che si traduce nella liquidazione della scuola dell’integrazione”.

Nocchetti non è indignato per gli ispettori ventilati da Tremonti, anzi: “Vogliono metterli nelle commissioni? Che lo facciano. Così si renderebbero conto che non esiste un solo genitore che chiede il riconoscimento della disabilità del proprio figlio”. Quindi i controllori potrebbero provocare l’aumento degli insegnanti di sostegno? “Paradossalmente sì, visto che in Italia ci sono 200mila bimbi invalidi, di cui 160mila con disabilità intellettiva. Ma di questo la politica non si occupa”. E, sottolinea, dato che è “impossibile diminuire gli sprechi dei parlamentari e abolire le province” allora è più facile prendersela con l’anello debole. “Sono preoccupatissimo. Non siamo affidati a dei banditi, ma a persone che non hanno più idee. 35mila incaricati annuali perdono il lavoro e il dramma ricade su 100mila disabili. Se vogliono fare accertamenti di persona, meglio così. Ma è possibile che un bimbo con la sindrome genetica di Down debba fare controlli ogni tre anni? Questa è un’oscenità”.

In linea con Nocchetti, Bechis domanda ai ministri se conoscono “la vergogna, lo strazio, la difficoltà anche solo di segnalare alla scuola un handicap di un proprio figlio che non sia evidente e inutile da confessare”. E osserva che “mandare i propri giannizzeri a controllare che non freghino sull’handicap dei figli”, non è un insulto a quelle famiglia ma a “tutti gli italiani”, che non sono considerati come la “risorsa principale di un popolo e la crescita del paese, ma un branco di furbi e furbastri a cui dare una sonora lezione”. E se per farlo bisogna colpire i disabili, il governo è disposto a metterci la firma.
Redattore Sociale del 01-07-2011

Manovra, Aipd preoccupata per il tentativo di blitz contro l’integrazione a scuola

ROMA. L’Associazione italiana persone down (Aipd) è preoccupata per il contenuto di alcune bozze dell’emanando Decreto Legge sulla manovra urgente da 47 miliardi di euro “nelle quali, oltre ai paurosi tagli alle spese sociali, sanitarie e alla scuola, si continua ad infierire sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”. È quanto scrivono Salvatore Nocera, responsabile dell’area normativo-giuridica dell’Osservatorio dell’Aipd sull’integrazione scolastica e il presidente nazionale dell’associazione Mario Berardi in una nota inviata alla stampa. “In tali bozze spiega l’associazione – compare un art. 7 nel quale si stabilirebbe che le classi frequentate da alunni con disabilità con rapporto di sostegno di 1 ad 1, non avrebbero più il tetto massimo di 20 alunni, ma verrebbero trattate alla stregua di tutte le altre. Una bozza circolante ieri sera, che sembra definitiva, non presenta più questa norma che comunque sarebbe stata incostituzionale”. Se così fosse, spiega l’associazione, “ci si rallegra perché a seguito di lagnanze informali fatte pervenire al Ministero si è evitato l’ennesimo colpo di mano alla qualità dell’inclusione scolastica per motivi di tagli indiscriminati”.
Continua a preoccupare, invece, “la nuova norma che prevede la nomina a titolo gratuito di un rappresentante dell’Inps nelle commissioni mediche di cui all’art. 4 della legge n. 104/92, nei casi di valutazione della Diagnosi Funzionale costitutiva del diritto all’assegnazione del docente di sostegno”. La norma, spiega l’associazione, “è del tutto incomprensibile in quanto, senza tener conto delle commissioni di accertamento dell’handicap ai fini scolastici di cui al Dpcm n 185/06, confonde le commissioni di accertamento dell’handicap (di cui all’art. 4 legge n. 104/92) con le unità multidisciplinari della Asl che redigono la Diagnosi funzionale (di cui all’art. 3 comma 2 del Dpr del 24/02/1994) e con il gruppo di lavoro che valuta la diagnosi funzionale per la formulazione del Pei (di cui all’art. 12 comma 5 legge n. 104/92). Inoltre risulta errata l’affermazione che sia la diagnosi funzionale, redatta dalla sola Asl, a precostituire il diritto alla nomina di insegnanti di sostegno , dal momento che invece tale diritto risulta dalla valutazione collegiale che confluisce nel Pei (Piano educativo individualizzato), come espressamente indicato dalla Legge n 122/10 all’art. 10 comma 5. Si confida che in sede di approvazione parlamentare del Decreto Legge questa confusione venga fugata”.
Tra le perplessità sollevate da Nocera e Berardi, anche quella che definiscono “interessante ma ambigua” norma che prevede la “priorità agli interventi di formazione di tutto il personale docente sulle modalità di integrazione degli alunni disabili”. “La norma è ambigua dal momento che prevede tale aggiornamento allo scopo di ridurre la richiesta di ore eccessive di sostegno.

Tale norma sembra dettata più dalla necessità di ridurre la spesa per il sostegno che da quella di una effettiva, seria ed obbligatoria formazione iniziale e ricorrente in servizio dei docenti curricolari per una vera presa in carico da parte loro del progetto di integrazione scolastica, da sempre auspicata dall’Aipd e dalle altre associazioni aderenti alla Fish”. Perché la norma risponda alle richieste delle associazioni, spiegano, “occorrerà verificare in concreto quale tipo di aggiornamento verrà predisposto, per quale durata formativa, con quali operatori esperti e con quale piano organizzativo che raggiunga tutti i docenti di tutte le classi che accolgono alunni con disabilità. A tale sforzo imponente il Ministero non ha saputo far fronte in tanti anni, sarebbe miracoloso che ci riuscisse nei due mesi prima dell’apertura del prossimo anno scolastico”.

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