Crea sito

La Repubblica.it . 18 ottobre Bernocchi (Cobas): “L’obiettivo degli sfasciavetrine? Distruggere il 15 ottobre

La Repubblica.it . 18 ottobre

Bernocchi (Cobas): “L’obiettivo degli sfasciavetrine?

Distruggere il 15 ottobre”

Intervista a Piero Bernocchi di Giacomo Russo Spena

“Gli sfasciavetrine avevano un unico obiettivo: attaccare la struttura organizzativa del coordinamento 15

ottobre facendo così saltare il progetto di questa manifestazione”. Piero Bernocchi, leader dei Cobas e

veterano dei movimenti e della piazza, non usa giri di parole. Va dritto al cuore del discorso. “Non sono

nè infiltrati nè pagati da qualcuno, sono gruppetti della sinistra antagonista-anticapitalista che portano

avanti un estremismo infantile e dannoso, hanno fatto della pratica di piazza devastatoria – cioè dello

sfasciare simboli presunti o veri delle multinazionali o delle banche o del capitale – il loro modo di

esprimere radicalità”.

Bernocchi, lei era tra i promotori della manifestazione degli Indignados. Ora cosa rimane dei

cocci?

Si è ripetuto il meccanismo di Genova 2001, un grande arco di convocazione composto da varie

organizzazioni di movimento ha prodotto un enorme risultato portando in piazza centinaia di migliaia di

persone animate dalla convinzione che solo un’ampia alleanza politica-sociale-sindacale possa portare

un profondo cambiamento nel Paese. Quello che è successo putroppo mette in discussione tutto. Lo

stesso coordinamento 15 ottobre rischia ora di frantumarsi per le divisioni interne.

Ma che idea si è fatto delle violenze del “blocco nero”?

Innanzitutto il termine black bloc non significa nulla, è un termine che la polizia tedesca usava per

definire determinati comportamenti ma non prevede un’organizzazione militare e politica strutturata o

unitaria. Come erroneamente si legge sui giornali in questi giorni: non c’è bisogno di andare ad

esercitarsi in Grecia per dare fuoco a una macchina o ad un cassonetto dell’immondizia… Non è che

hanno compiuto gesti particolarmente eclatanti o tecnicamente difficili o che richiedono il manuale della

guerriglia, stiamo parlando di macchine bruciate, di bombe carta nel cassonetto e di vetrine in frantumi:

non è necessario andare a scuola da nessuno! Per questo preferisco chiamarli “sfasciacarrozze” o

“sfasciavetrine”. Comunque per analizzare i fatti di sabato bisogna capire il dibattito interno al

movimento nei giorni antecendenti al 15. Un’area della sinistra radicale-antagonista ha visto nel comizio

finale a San Giovanni una scelta moderata e funzionale a costruire una futura ipotesi di alleanza coi

partiti del centrosinistra. Un’assurdità, i Cobas sono sempre stati distanti dal centrosinistra non per un

pregiudizio ma per una serie di politiche portate avanti in questi anni. In contrapposizione al comizio

finale a San Giovanni si è affermata così la volontà di assediare i “Palazzi del potere”, questa teoria ha

spalancato le porte a questi gruppuscoli che fanno dell’antagonismo e della conflittualità i propri pilastri

denunciando gli altri soggetti di movimento come “moderati”. Una sorta di corsa a sinistra molto

politicista – molto poco sociale e conflittuale – perchè alla fine ad essere devastata è stata la

manifestazione. Non i palazzi del potere. Per sventare una presunta (e inventata) manovra di nuovo

centrosinistra sono state sacrificate 200/300mila persone. Una follia.

Tra l’altro la sua organizzazione a Via Labicana ha affrontato fisicamente un gruppetto di

“sfasciavetrine” cercando di spingerli fuori dal corteo. Non si poteva fare un servizio d’ordine di

tutta la manifestazione?

Noi abbiamo gestito il nostro spezzone con responsabilità. Per quel che ci riguarda si è ripetuto quanto

già visto a Genova nel 2001: anche lì avevamo denunciato il rischio di gruppetti devastatori ed

avevamo invitato tutti ad attrezzarsi per eventuali disordini. E – anche sabato va detto – c’erano molte

sigle con un servizio d’ordine come la Fiom o Uniti per l’Alternativa o i Giovani Comunisti. Il guaio è che

in mezzo a queste parti strutturate si sono infilate migliaia di persone rendendo pressoché impossibile

una gestione totale del corteo: è mancato il raccordo tra questi pezzi organizzati perché molta gente

non vuole essere – anche giustamente – inquadrata in nessuno spezzone. Ma questo genera

scompiglio e una gestione più difficoltosa della piazza. Poi il resto l’hanno fatto gli agenti. La polizia non

è intervenuta per 7 km ma l’ha fatto nell’unico punto in cui erano radunati i manifestanti pacifici: San

Giovanni. Si è ripetuto esattamente il modello Genova. Mai le forze dell’ordine avevano caricato a San

Giovanni, e l’hanno fatto con caroselli di blindati che sfrecciavano a 60 km/h tra la folla. Inoltre il gioco

di cariche e controcariche ha permesso che a fianco agli “sfasciacarrozze” arrivasse altra gente

indignata dal comportamento della polizia e ne aumentasse i numeri. “Per poco non c’è scappato il

morto” ha detto Maroni, ma il morto l’avrebbero fatto loro. L’ultima carica è stata portata vanti con un

blindato che sfrecciava tra i manifestanti, al terzo giro ha sbandato e ha preso in pieno il nostro camion,

per fortuna nessuno dei nostri era schierato da quella parte altrimenti il morto lì ci scappava davvero. Il

ministero degli Interni – ad una cert’ora e dopo i fatti di via Labicana – ha capito che poteva dare una

bastonata definitiva alla struttura organizzata il 15 ottobre e ha pensato di infierire rendendo ancor più

impossibile la gestione della piazza.

Crede che il movimento italiano degli Indignados abbia subito un colpo mortale per i fatti di

sabato?

Innanzitutto un’idea banalissima e semplicissima: prima del prossimo appuntamento si deve trovare

un’intesa politica totale tra gli organizzatori. Non si possono avere divergenze sul percorso da

intraprendere o sulle finalità. Rimane però un problema consistente, che succede se ciò malgrado

arrivano gli “sfasciacarrozze”? Per esperienze, penso che vadano dove si annidano situazioni

contraddittorie, in caso di una posizione chiara e netta di tutti gli organizzatori non ci sono spazi per

incunearsi. Se avessimo voluto buttarli fuori tutti insieme, si poteva fare. E’ vergognoso che questi

gruppetti – a differenza dei black bloc del Nord Europa che fanno saltare le banche ma non a 10 metri

dal corteo o comunque non lo usano per “coprirsi” – agiscano con una totale irresponsabilità: bruciano

cassonetti e macchine lungo il percorso della manifestazione. Senza pensare alle possibili

conseguenze di tali gesti, come l’esplosione di un serbatoio di una automobile. Sono azioni che hanno

una forma di parassitismo e di vigliaccheria esplicita: non le compiono da soli ma coperti da un corteo,

sapendo che la polizia non carica quest’ultimo. In questo modo il rischio della tragedia è sempre a

portata di mano.

Ultima cosa. Di Pietro auspica una nuova legge reale, Maroni è d’accordo con lui

nell’introduzione di nuove norme contro i “violenti”. Intanto in giro per l’Italia sono scattate una

serie di perquisizioni. Teme un’ondata repressiva dei movimenti?

Tutte follie che aiutano questi gruppi. Se c’è un modo per farli ingigantire, per farli diventare martiri, per

mettergli dietro tanta gente che sostiene lo sfogo di piazza una volta l’anno, è questo! Noi vogliamo fare

politica quotidianamente generando conflitti, per risollevare le sorti delle masse popolari sottoposte a un

attacco pesantissimo: una crisi che stanno pagando per l’ennesima volta loro e non i grandi gruppi

finanziari o gli Stati o le politiche governative. Di fronte a questo ci vogliono lotte serie e organizzate,

non lo sfogo una volta ogni 365 giorni, per giunta in questa forma. Però con le perquisizioni a tappeto si

sta facendo di tutta un’erba un fascio colpendo nel mucchio. Così gli “sfasciacarrozze” – che sabato

rappresentavano un’infima minoranza – riescono solo ad aumentare il loro consenso. Li fai martiri. Altro

che leggi reali.

Click on pen to Use a Highlighter on this page
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Comments are closed.